ROTELLA

Viene chiamata Rotella, o anche Rondaccia, uno specifico scudo rotondo, con superficie piatta o dall’angolatura leggermente convessa, avente diametro intorno ai 50/60 centimetri. A differenza del Brocchiero, la Rotella non si impugna ma si imbraccia, generalmente tramite una cinghia in cuoio da legarsi all’avambraccio vicino al gomito ed una maniglia concava dove poter stringere lo scudo con la mano sinistra, anch’esso fatto in cuoio, oppure in corda o in rari casi anche in acciaio.
I materiali con cui si costruiva una Rotella erano molto variegati, come cuoio, legno, ed il più opportuno acciaio, i quali possono influenzarne il peso che può variare dai 2 ai 4 chilogrammi. Alcuni reperti museali inerenti a questo scudo mostrano ancora un umbone di retaggio più antico, mentre, in altri modelli, la Rotella sulla facciata esterna vede posizionata al centro una punta acuminata per aumentarne la capacità offensiva.

Tra gli strumenti difensivi da abbinare alla spada, sicuramente la Rotella è un oggetto capace di creare un grande cono d’ombra protettivo, sufficiente da poter essere utilizzata da sola, senza l’accompagnamento dalla spada, nel tentativo di parare i colpi dell’avversario. E questa è una delle più grandi differenze col Brocchiero ed allo stesso tempo il maggiore vantaggio derivante dall’imbracciare questo scudo.
Sebbene le sue non indifferenti dimensioni permettano una grande capacità difensiva, allo stesso tempo questo strumento tende a precludere gli attacchi portati da sinistra, rendendo per certi aspetti più prevedibile la direzione di partenza di molti tagli. Quindi, se è vero che la maggioranza dei colpi potranno essere sferrati dal proprio lato destro, al lato sinistro dell’avversario è proprio posizionato il grande scudo pronto a ricevere con la dovuta facilità gli attacchi portati. Tutti questi “ostacoli” da superare rendono il combattimento in cui è presente la Rotella pregno di un ragguardevole tecnicismo.
Come descrive il Maestro d’arme modenese Giacomo di Grassi, la dimensione della Rotella può, tra le altre cose, interferire anche con la vista di chi combatte. Perciò, per difendere la propria persona senza ostacolare allo stesso tempo la visuale in modo da essere sempre consapevoli di tutto ciò che sta accadendo in combattimento, questo scudo va tenuto in foggia spiovente facendo sì che, tenendo il braccio disteso, si formi con il gomito un angolo ottuso e che l’orlo circolare sia rivolto verso l’avversario. In questo modo la Rotella difende il fianco sinistro e con poco movimento il lato destro e le gambe, ma fino al ginocchio e non oltre. Infatti, a causa del limite naturale della portata del braccio che tiene lo scudo, i tagli sferrati al di sotto del ginocchio devono essere parati con la spada.

“Per tenir dunque la rotella in modo che ella difenda tutta quella parte di vita dal genocchio in su, & che si possi veder l’inimico bisogna tenir il braccio se non diritto al meno piegato sì poco che nel gombitto faccia un grand’angolo ottuso di modo che l’occhio possa con il raggio passando presso alla circonferenza della rotella che è vicina alla mano vedere tutto l’inimico dal capo a i piedi, & tenendola in questo modo la parte convexa di fuora della rotella difenderà tutta la parte sinistra, & la circonferenza dalla parte della mano difenderà con pochissimo moto tuta la parte destra la testa & le coscie; et in tal modo si haverà la vista dell’inimico, & la difesa di tutta quella parte di vita che alla rotella s’attribuisce.”
– Ragion di adoprar sicuramente l’arme, anno 1570.

Oltre a difendere il fianco sinistro dal ginocchio in sù, la Rotella può essere utilizzata per proteggere la mano armata quando si porta un colpo, oppure per bloccare il braccio armato dell’avversario in modo da impedirgli di attaccare. Queste, invece, sono chiare somiglianze di metodo col Brocchiero.

Storicamente la Rotella rappresenterà l’ultima evoluzione dello scudo imbracciato prima della scomparsa definitiva di questi strumenti difensivi a causa dell’evoluzione delle armature in piastre che renderanno mediamente priva di alcuna utilità l’imbracciare uno scudo. Mediamente è il termine esatto, in quanto molte miniature ed illustrazioni storiche raffiguranti scenari di guerra ed assedi mostrano uomini d’arme con indosso la propria armatura, anche se non completa, ed allo stesso tempo tenendo in braccio la Rotella nelle medesime modalità e finalità descritte dal Maestro d’arme fiorentino Francesco di Sandro Altoni.

“/…ma perché si disse nel principio di questo capitolo che l’è utile a salire in su le muraglie per le scale coprendosi si debbe sapere che in tal caso si ha alzar la mano della rotella alta appiccandola allo scalare della scala in modo che la rotella stia sopra ‘l capo, e sopra la persona a guisa d’un tetto che caschi a sdrucciolo per il luogo del braccio, et alla parte prima del quale verso la spalla ha da essere appoggiata la tempia sinistra, a fin che cascando peso alcuno su la rotella, non venga offendere il capo, o al manco a non lo offender tanto, e che i sassi che caderanno su la rotella sdrucciolino giù sendo lei pendente, e la man destra armata, o di spada, o d’altro, stia bassa con la punta in su da poter abbracciare la scala e spignere in su per ferire quando sia il tempo, la mano sinistra che piglia la scala mostra chiaramente di quanto utile sia il far la presa della mano nella rotella tanto verso l’orlo, che la possa con molta comodità pigliare non solamente la scala, ma sendo in terra ricorre un ‘arme in asta o altro che vi fussi.”
– Monomachia, anno 1550.

La ragione del ritorno in auge di scudi caratterizzati da questa particolare forma lo si deve principalmente al pensiero Rinascimentale legato all’umanesimo che vede il cerchio come forma perfetta priva di difetti. Principio già intravedibile nel famoso disegno a penna di Leonardo da Vinci comunemente conosciuto come “Uomo Vitruviano”, in cui il corpo umano è racchiuso in due figure geometriche perfette: il quadrato ed il cerchio.
In realtà, anche se perfetta da un punto di vista geometrico, la Rotella lo è un po’ di meno nell’utilità pratica rispetto agli scudi triangolari in uso nel Medioevo, i quali, grazie alla loro forma spiovente, permettevano una migliore capacità difensiva.

Anche se nel XVI° secolo la Rotella non fu più largamente impiegata in guerra come avvenne nel secolo precedente, tuttavia alcuni eserciti continuarono ad utilizzarla. Secondo le cronache di Beraln Diaz, un soldato spagnolo presente tra le file della spedizione in Messico di Hernàn Cortés nel 1519, le truppe a disposizione del Condottiero (che più in là sarebbe stato capace persino di distruggere l’impero Azteco) erano per lo più “rodeleros”. Tale divergenza rispetto all’approccio bellico ormai diffuso in Europa lo si deve probabilmente al differente clima e alla scarsità della polvere da sparo per utilizzare sufficientemente le armi da fuoco.

Così, mentre lo scudo perse popolarità nei campi di battaglia, al contrario riuscì a ritagliarsi progressivamente un maggiore spazio nei duelli uno contro uno, semplicemente perché questi scontri erano in genere tenuti senza l’impiego difensivo dell’armatura. L’aristocrazia rinascimentale in questo periodo appassionata alla cultura classica amava possedere rotelle preziosamente sbalzate con scene mitologiche, complicati intrecci densi di simbologia materiale e numerica, inserti di metalli particolari, il tutto da mostrare in pubblico.
Non a caso sia i Maestri d’arme bolognesi Antonio Manciolino e Achille Marozzo, così come l’anonimo autore del MS. Ravenna trattano l’uso della Rotella in diverse forme: dal classico abbinamento con la spada al più insolito accompagnamento con la partigianetta. Dalla descrizione e dall’andamento delle tecniche, è probabile che lo scudo tondo presentato nei testi sia di materiale ligneo. E’ possibile estrapolare questa idea dal fatto che in un’azione di partigianetta e rotella del Maestro Achille Marozzo non si esclude che l’arma dell’avversario possa conficcarsi come risultato derivante da una parata di scudo. La visione di una lancia che si conficca sullo scudo costringendo il portatore ad abbandarlo ricorda molto l’utilizzo del Pilum degli antichi romani, come descritto nel “De bello Gallico”, scompaginando le formazioni degli eserciti Gallici. Quella che segue, invece, è il testo del Marozzo con l’azione sopraccitata.

“Tu sai che in nella parte precedente tu rimanesti con la gamba dritta inanci: de qui voglio che tu strenghi el tuo nimico forte, tragandoti sempre alla mano sua o braccio dritto dalla partesana e fa’ che sempre el piè manco caci el dritto alinanci, ben stretto con la partesana tua e la rotella tua insieme; ma se lui in questo tempo te tirasse de botta alcuna, urtala via con la rotella tua e dalli de una ponta de partesana int’el suo piè che lui haverà inanci, pirlando, in tal urtare e dare de ponta, in sul piè dritto e‘l mancho andarà de drieto; ma sappi che se lui cacciasse la partesana sua tanto forte in la rotella tua che lui non la potesse havere, tu allargarai la mano tua mancha e lasserai cadere la rotella in terra & con la detta mancha e la dritta tu piglierai la partesana manescamente e allhora tu te cargerai forte addosso al tuo inimico, per modo che con poca fatica tu li darai percossa.”
– Opera Nova dell’Arte delle Armi, anno 1536.

In merito alla loro costruzione in legno è possibile ispirarsi ai reperti delle Rotelle Milanesi che composero parte del bottino della Battaglia di Giornico (detta anche Battaglia dei Sassi Grossi) avvenuta il 28 dicembre 1478 ed avente come fazioni in guerra il perdente Ducato di Milano e gli usciti vincenti svizzeri del Canton Uri. Questi scudi sono oggi esposti presso il Museo di Lucerna.
Le Rotelle Milanesi mostrano delle doghe in legno alte 12 mm e larghe 80 mm incollate fra di loro su due strati sovrapposti: uno disposto verticalmente e l’altro orizzontalmente. Il legno è ricoperto con uno strato di pelle, incollata anch’essa. Anche la parte interna è stata rivestita di sola pelle più sottile. Le cinghie di aggancio per il braccio sono state attaccate sopra uno strato di imbottitura di pelle e lana con dei grossi ribattini. Lo scudo pesa in totale 3 chilogrammi e risulta essere resistente anche contro gli attacchi delle frecce.

Per quanto riguarda l’uso della spada abbinata alla Rotella, l’autore anonimo del MS. Ravenna dimostra una notevole e del tutto personale astuzia rispetto agli altri due Maestri felsinei, sferrando un taglio evidente all’avversario per metterlo in condizione di parare per poi utilizzare dei mezzi giri di mano con il fine di posizionarsi in modo vantaggioso superando così sempre la parata avversaria.
Il Maestro Achille Marozzo, invece, è l’unico a mostrare un metodo di spada e Rotella contro armi inastate, in cui è evidente dalla silografia annessa al capitolo il posizionamento più frontale dello scudo per meglio difendersi dall’insidiosità derivante dai colpi di punta portati dalle armi in asta e per battere attivamente a lato l’asta dell’avversario.
Infine, il Maestro Antonio Manciolino espone nel combattimento di partigianetta e Rotella una guardia estremamente utile non vista nel Marozzo, dove si impugna la suddetta lancia con anche la mano sinistra.

“Seguentemente si comporta uno altro gioco di rotella, & partigiana, & quantunche non sia cosi bello chel predetto sera nondimeno utilissimo, nel principio di cui tu piglierai con la mano destra la partigiana nel pedale, & con la sinistra l’altro lato di quella anchora che imbracciata habbi la rotella in modo che li nodi di amendue le mani guardino al in su, & che la tua partigiana sia posta alquanto verso le sue destre parti con il piede manco innanzi non molto a grande passo aspettando chel nemico tiri, & se per caso tirasse di una partigianata per gamba, tu quella con la tua partigiana urterai in fuori verso le sue manche parti, in guisa che la mano destra sia alquanto piu alta del usato per potere meglio schifare, tirandogli piu subito una cotale partigianata nella gamba, & reducendote nella soprana maniera di tirare.”
– Opera Nova, anno 1531.

Durante tutto il XVI° secolo, i comuni italiani cominceranno ad emanare in modo continuo leggi cittadine con l’unico fine di disarmare progressivamente la popolazione. Sebbene la Rotella venne ignorata da questi emendamenti per tutto il secolo, verso i primi anni del secolo successivo, anche questo scudo alla fine condivise la medesima sorte del Brocchiero, entrando a far parte degli strumenti proibiti da non utilizzarsi all’interno delle mura cittadine.

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