SPADA DA LATO

Considerata dai Maestri antichi come la “Regina delle armi”, tanto da divenire per secoli figura centrale della marzialità europea, con il termine moderno di Spada da lato si intende quella spada ad una mano che fu protagonista del XV° e il XVI° secolo, ed evoluzione della spada medievale, sviluppatasi inizialmente in area mediterranea (in Spagna già dalla seconda metà del XVI° secolo per poi diffondersi in Italia ed in Francia) come arma ad uso civile in quanto strumento di difesa personale in primis. Quest’arma è sicuramente, più di tutte, quella che permette maggiori campi di applicazione e di studio per via del suo essere impugnata da sola o abbinata agli innumerevoli accompagnamenti, senza contare il suo utilizzo anche contro armi del tutto differenti in contesti non convenzionali che esulano il duello, così come i numerosi stili estremamente identitari che svilupparono le varie popolazioni europee e le trasformazioni radicali di metodo che avvennero all’interno delle stesse tradizioni.

L’arma presenta, almeno nella sua prima fase, ancora numerose similitudini con la pesante spada da fante, o con lo stocco da fanteria utilizzati in ambito militare, ma, rispetto a questi, cominciano a prendere forma i primi ponticelli ed anelli a protezione delle dita proprio in virtù della mancanza di protezioni metalliche per la mano armata tipiche del combattimento in guerra. Fu questa la spada che accompagnò alla vittoria o alla morte tutti i più famosi condottieri e capitani di ventura del Rinascimento italiano, sebbene convivette parallelamente nello stesso periodo con quella che viene definita nell’oplologia come Spada da cavallo, quest’ultima sì simile ma caratterizzata quasi sempre da una maggiore dimensione della lama e da un fornimento a protezione della mano decisamente meno virtuoso, spesso sintetizzato alla sola forma curva dei rami di guardia e ad un anello posizionato trasversalmente all’altezza del dorso della mano armata per via del differente utilizzo dell’arma.

Il nome Spada da lato deriva dall’abitudine civile di portare tale spada al proprio fianco. Non a caso in lingua spagnola viene definita Espada ropera, letteralmente “spada da soprabito”, dove “ropa” è equivalente dell’italiano “roba”, soprabito maschile in uso nel Tardo Medioevo e nella primo Rinascimento. Dallo spagnolo derivò, quindi, il vocabolo Rapier in lingua francese ed inglese, e Rappier in lingua tedesca, indicante però in entrambi i casi sia la Spada da lato già in fase transizionale di seconda metà del secolo sia la successiva Striscia seicentesca, anche se la prima continuò ad essere utilizzata anche quando la seconda tipologia la faceva ormai da padrone. In quanto arma continuamente in trasformazione per tutto il 1500, oltre alle esigenze personali, vennero realizzate Spade da lato di foggia e dimensioni molto variabili, per cui non è possibile definire una tipologia standard. Per questa ragione, non essendoci una esatta codifica morfologica, persino gli storici e i collezionisti di armi bianche hanno difficoltà oggigiorno a catalogarla con la dovuta precisione, sebbene verrà esposta più avanti una razionale categorizzazione di tale evoluzione, cercando di racchiuderla coerentemente in pochi gruppi.

Come già specificato, l’arma è composta da una lama dritta a doppio filo, da un’elsa con fornimenti variegati, dal manico e dal pomolo. I cambiamenti rispetto ai modelli più antichi di spada non solo sono dovuti ad una maggiore enfasi sull’uso civile rispetto all’uso militare, ma anche ai cambiamenti della tecnica schermistica, che ormai si orienta verso un modo di impugnare la spada con il dito indice che stringe l’arma sopra la guardia. Infatti un’impugnatura di questo tipo permette una maggior precisione nell’indirizzare la punta e in generale un miglior controllo dell’arma. E’ evidente, però, che il dito indice sia in questo modo maggiormente esposto al pericolo di essere colpito.

Un’altra ragione di queste continue evoluzioni da abbinarsi alla precedente spiegazione è riconducibile anche dal fatto che questa sia l’arma prediletta nel duello civile o d’onore uno contro uno, facendo sì che la mano divenga frequentemente bersaglio di azioni di attacco o contro-attacco in modo da impedire all’avversario di agire secondo i suoi piani o di prontamente debilitarlo concludendo in modo rapido il duello, soprattutto se finalizzato al “primo sangue”.

Quindi la Spada da lato viene ad essere caratterizzata in parte da una lama che diventa più sottile e dall’altra parte da un fornimento che dalla semplice guardia a croce si arricchisce gradualmente di anelli, ponticelli, e di vari elementi a protezione del dito indice e della mano. Questa evoluzione porterà la spada da lato ad essere continuamente transitoria per tutto il XVI° secolo fino alla nascita della Striscia vera e propria, arma di uso solo civile, dal fornimento molto elaborato se non completamente chiuso da una coccia convessa e costruita per ferire quasi esclusivamente di punta.

Anche se tale accortezza comincia già ad apparire in alcune spade ad una mano di fine ‘300, la prima modifica che viene adottata è l’archetto posto anteriormente sopra l’elsa, cambiando così il modo di impugnare l’arma passando da una presa a mano chiusa ad una che vede l’indice sopra il ramo anteriore, in modo da migliorare decisamente la presa e limitando i possibili danni a dovuti a colpi di taglio sferrati dall’avversario che potrebbero scivolare sulla lama.

Successivamente si aggiunge un secondo archetto sul lato superiore della spada, la quale permette così di arrestare la lama nemica più in alto e garantendo allo stesso tempo una maggiore sicurezza anche alle restanti dita della mano.

Ma essendo ancora lontani al raggiungimento di una protezione sufficiente della lama, a questi primi due anelli viene aggiunto successivamente un ponticello che congiunge i due archetti. Un accorgimento sì semplice ma efficace tanto da innalzare decisamente il livello di protezione della mano sia sul dorso che sul palmo.

Alla conclusione di tutte queste innovazioni difensive, la mano armata è divenuta pressoché inattaccabile per quanto riguarda i colpi di taglio, ma ancora potenzialmente feribile tramite colpi di punta diretti attraverso i varchi dei diversi anelli e ponticelli che compongono la guardia.

Essendo la mano armata sempre più protetta ed allo stesso tempo abbinata ad una lama che si fa sempre più leggera e allungata per favorire i colpi di punta, queste combinazioni comportano ad una revisione del sistema, soprattutto per le guardie. Nei sistemi di chiara ispirazione medievale, aventi una Spada da lato pesante, che favorisce il taglio e con la mano armata solo parzialmente protetta, questi metodi mostrano un grande numero di guardie e la mano che impugna l’arma ben posizionata vicino al corpo. Ma già con quei primi cambiamenti strutturali della Spada da lato che vedono la lama alleggerirsi e montare un’elza sempre più protettiva, le guardie vengono mediamente ridotte a solo 4 e la mano armata da una posizione “timida” vicino al corpo viene posta coraggiosamente in modo progressivo sempre più avanti per raggiungere il bersaglio avversario nel percorso più breve possibile.

In merito alla tradizione iberica ed italiana, queste sembrano a grandi linee aver percorso un sentiero comune, sia per quanto riguarda la Spada da lato che per le altre armi. Sfortunatamente, i più antichi manoscritti di area spagnola prima dell’avvento de La Verdadera Destreza sono tutti andati perduti. L’unico testo rinvenuto oggigiorno ancora legato alla tradizione antica sembra essere il trattato intitolato “Arte de Esgrima” del portoghese Domingo Luis Godinho, datato 1599. Ma il suo testo estremamente tardo dal punto di vista cronologico non può sopperire al grande vuoto temporale che intercorre anche con la sola opera di Francisco Romàn mandato alle stampe nel 1532. Vi è più di un secolo di tradizione iberica di cui non si sa nulla se non fosse per alcuni brevi riferimenti diretti ed indiretti a quei testi non ancora rinvenuti per mano dei Maestri del successivo XVII° secolo. Quindi è pressoché impossibile definire con certezza come in area iberica gli uomini d’arme usassero la Spada da lato verso la seconda metà del XV° secolo, se non per alcune delucidazioni come l’utilizzo di 4 guardie con la spada posta all’altezza del bacino e delle spalle. Tant’è che il Godinho, il quale scrive invece ormai verso la fine del XVI° secolo, menziona l’uso di sole due guardie per la Spada da lato, una alta ed una bassa, quasi come se fosse una reminscenza di quella riduzione a poche guardie e con la punta rivolta verso l’avversario avvenuta nella tradizione italiana, come si vede nel trattato del modenese Giacomo di Grassi, datato 1570, il quale pur facente parte della tradizione bolognese utilizza solamente tre guardie: una alta, una mediana, ed una bassa.

“Le guardie nell’arme sono siti ò positioni tali che uietamo le offese inimiche, & sono come scudo & muraglia; però quello che non si saprà in modo raccoglier con la vita & tenir in modo l’armi, che o lo cuoprano o facilmente possino coprir tutta la vita non si pótrà dir che egli sia in guardia, grandissima diligenza dunque si deve porre nell’accomodar la vita & l’armi, che si sia sicuro, dovendosi in essa alle volte ripossare per pigliar nuovo partito, o per espettar che l’inimico appresenti occasione d’entrare; quello che possono nella spada sola usar sono tre, né possono per mio aviso esser più, non si potendo in altro modo con una sola linea retta che è la spada, coprirsi & diffendersi, e facilmente offendere.
– Ragion di adoprar sicuramente l’arme, anno 1570.

Anche se tradizione iberica ed italica sembrano aver percorso un sentiero comune, in realtà la prima pare essere stata precursore della seconda, anticipando il modo di combattere e la tipologia delle armi che ne formano il corpus marziale. Sebbene Pedro de la Torre e Jaime Pons paiono avere una differente visione su quale arma vi sia il fondamento dell’arte tra spada sola e spada e brocchiero, proprio come avviene nell’area bolognese tra l’autore anonimo del MS. Ravenna e il duo Antonio Manciolino ed Achille Marozzo, i Maestri iberici nel 1474 già parlano del combattimento di spada e cappa e di due spade quando nel MS. Ravenna (ipoteticamente databile attorno al 1510) questi due modi di abbinare la Spada da lato non vengono menzionati e si parla ancora di quell’utilizzo tipicamente medievale dell’Azza contro un’armatura di piastre.

Per via della sua importanza e della sua peculiarità che la rende unica, anche il combattimento di due spade merita di essere qui discusso. Pare che il probabile ideatore del combattere con due spade uguali spetti proprio al suddetto Maestro d’arme spagnolo Pedro de la Torre, il quale afferma che tale combattimento sia stata una sua invenzione dopo aver impugnato un bastone nella mano sinistra, potendo così parare con il legno e colpire prontamente con la spada. Principio di per sé non sconosciuto ma che viene già affrontato nel combattimento di spada abbinata al pugnale. La lettura dei testi scritti per mano dei Maestri d’arme italiani ci permette di capire che questo modo di combattere non è proprio comune ma che richiede una certa dose di ambidestria, che questa sia dote naturale o il risultato di un assiduo allenamento.

“Io te componerò un gioco de due spade che sarà una cosa per eccellentia e de una sorte ch’el se ne trova pochi che le sappiano adoperare; ma io non te metterò altro andar a gioco, se non che quando tu serai da uno canto della schola, overo dello steccato, tu brandirai la tua spada dritta e sì te n’andarai inanci saltando dui o tre passi, tanto che tu arriverai apresso del tuo nimico e de lì tu t’assetterai in coda longa & alta con la spada dritta et con la manca tu serai in porta de ferro, con el tuo piè manco inanci ben polito.”
– Opera Nova dell’Arte delle Armi, anno 1536

Sebbene nell’immagginario collettivo, anche come risultato di quanto è stato trapelato dalla cinematografia moderna o dalle altre forme di intrattenimento multimediali, si possa pensare che il combattimento di due spade impugnate per ciascuna mano sia una pratica veloce e incalzante, dove ogni lama si muove attaccando indipendentemente dall’altra, in realtà la trattatistica dimostra comprensibilmente un modo di combattere più ragionato, dove ciascun’arma agisce in modo alternato come strumento di offesa e di difesa.

“È cosa manifesta che tutte e due queste arme possono in uno istesso tempo offendere, per ciò che con comodità possono tirare duo mandritti alti, doi bassi, doi riversi, & due punte, et sono talmente ricche di offesa che par quasi che per offender solo con ambe duo in uno istesso tempo s’usino, ma ciò non si deve fare, né si può senza grandissimo pericolo percioché tutto quello chesi può fare con ciascuna di queste tali arme si divide in offesa & difesa & che sia vero si vede che nella sola spada si tenta ferire & riparare, & quelli che non hanno havuto questo rispetto, ma solamente sono stati intenti a ferire o per colera o perché credessero di haver a far persona sciocca sono restati grandemente offesi & di ciò se ne potrebbono dare infiniti esempi i quali lascio per non mi dipartir dal proposito. Dico adunque che delle due spade che s’adoprano, una sempre se ne deve dare alla difesa & l’altra alla offesa avertendo sempre di prima oprar quella che difende et poi quella che offende perché prima si deve tentar di difender sé & poi offender altri.”
– Ragion di adoprar sicuramente l’arme, anno 1570.

Vi sono da citare assolutamente due duelli che hanno visto entrambi i contendenti armarsi di due spade: il primo svoltosi a Bologna nel 1537 davanti la Cattedrale di S. Petronio, tra il marchese Ascanio della Corgna e il conte Ugo di Carpegna; come maestro di campo vi fu il famoso Pietro Strozzi, considerato come l’uomo più ricco d’Italia, il quale affiancherà pochi mesi dopo proprio il marchese Ascanio della Corgna nel tentativo di restaurare la repubblica a Firenze subito dopo l’uccisione di Alessandro dei Medici.

“Si fecero portare immantinente due spade ciascuno; o più esattamente, come allora usava, spada lunga e spada corta o stocco o mezzaspada, come voglia dirsi. Scelsero i padrini e il Maestro di Campo, che fu il Piero Strozzi.”

La storia vuole che alla fine il conte di Carpegna sarà costretto a chiedere perdono al marchese della Corgna per uscirne sano e salvo dal duello.

Lo stesso Ascanio, il quale in effetti trascorse un’esistenza militarmente molto vivace, ebbe un successivo duello con il nobile fiorentino Giovanni Taddei, a Pitignano, il cui confronto si svolse sempre con due spade. Niccolò Circignani impresse questo combattimento come finto arazzo su una delle mura del Palazzo della Corgna, sita nell’odierna Città della Pieve. Cosa curiosa è che tuttora nel mondo della scherma storica molti definiscono il combattimento con due spade come “tirare alla fiorentina”.

Differente, ma non troppo, discorso merita invece la Spada da lato in area germanica. Effettivamente pare che nel Sacro Romano Impero quest’arma abbia impiegato qualche decennio prima di affermarsi, ma una volta trovato il suo spazio, la sua diffusione sia stata inarrestabile tanto che, per tutto il 1600, i tedeschi apprezzeranno enormemente le nuove teorie schermistiche persino da mettere da parte la secolare e monolitica tradizione Liechtenauer in favore del nuovo metodo italiano, subendo principalmente il fascino degli insegnamenti di Salvatore Fabris.

Chi meglio ha saputo esporre una visione tedesca della Spada da lato nella seconda metà del 1500 è stato sicuramente Joachim Meyer, il quale espone le ragioni e le preoccupazioni della diffusione del metodo straniero citato precedentemente:
“Riguardo il combattimento con la Rappier, la cui pratica è oggigiorno assai utile e necessaria, non c’è dubbio che si tratti per noi Tedeschi di un metodo scoperto recentemente portatoci per lo più da altri popoli. Sebbene l’uso della punta fu permessa dai nostri antenati nei casi più seri contro il nemico comune, non solo non la permisero nella pratica sportiva, ma ne impedirono anche l’uso ai propri fedeli soldati o ad altri che dovettero giungere in conflitto tra loro, eccezion fatta contro il nemico comune; un’usanza che dovrebbe essere osservata ancora oggi sia dai civili che da quei soldati onorevoli delle nostre terre germaniche. Perciò il combattimento di Rappier apparirebbe cosa superflua, se non fosse per altro che il colpire di punta si è radicato tra di noi (come le altrettante usanze che furono sconosciute ai Tedeschi dei tempi passati) per via delle interazioni con i popoli stranieri. E poiché tali usanze forestiere crescono e si diffondono nelle nostre terre giorno dopo giorno, è divenuto ora non solo necessario conoscere tali costumi provenienti da quelle nazioni a noi straniere, ma anche praticarle e ad esse adeguarsi senza essere da meno, poiché nel momento del bisogno sarà necessario difenderci da loro al meglio, in modo tale da avere più probabilità di uscirne vittoriosi.”
– Gründtliche Beschreibung der Freyen Ritterliche und Adeliche Kunst des Fechtens, anno 1570.

E’ pressoché scontato affermare che Joachim Meyer sia venuto in contatto con l’utilizzo di questa nuova arma una volta trasferitosi proprio a Strasburgo. Questa importante città imperiale situata sul Reno e quasi al confine con la Francia ed in prossimità dei Paesi bassi è stata sicuramente un centro nevralgico internazionale di idee e conoscenze, anche per via della sua università. Molto probabilmente è proprio la presenza dell’istituzione universitaria ad averlo spinto a trasferirsi da Basilea per soddisfare le sue necessità di conoscenza ed affermazione, essendo la pratica della spada la più diffusa sportivamente tra gli studenti universitari.

A conferma di queste due ipotesi vi sono proprio i suoi due primi testi: il MS. Var. 82 Rostock e il MS. A.4°2 Lund. Il primo testo sembra essere un manoscritto che fu già compilato con i versi e le glosse della tradizione Liechtenauer prima che Meyer ne entrò in possesso. Qui il Maestro svizzero aggiunse a mano le sue prime idee sull’uso della Spada da lato in una forma estremamente embrionale, alternando con disinvoltura la dicitura Rappier con quella di Messer, abbinandola ed ispirandosi ai versi di Liechtenauer in modo non differente da come fece Johannes Lecküchner. Questo non deve stupire anche perché la Rappier che ha in mente Meyer è la Reitschwert, ovvero la pesante Spada da cavallo, la quale presenta più analogie con il Messer che con la coeva Spada da lato in striscia dei popoli mediterranei.

A dimostrazione della “multiculturalità” del sistema di Spada da lato, in questo manoscritto Joachim Meyer esordisce con la seguente affermazione:
“Combattimento con la Rappier portata assieme dagli Italiani, Spagnoli, Napolitani, Francesi e Tedeschi, su cui il corretto fondamento si basa.”
– MS. Varia 82, anno 1563 circa.

Ma già nel successivo MS. Lund le idee su come utilizzare la Rappier si fanno decisamente più chiare, sebbene non fortemente delineate da quelle del Dusack, dove un’arma prende reciprocamente principi dell’altra quasi mescolandosi. Sempre per quanto riguarda questo manoscritto, per dare conferma che Meyer si possa essere trasferito a Strasburgo per attingere al bacino dei numerosi studenti universitari qui presenti, è da ricordare che questa piccola opera è dedicata a Otto von Solms, un giovane studente membro di una importante casata nobiliare.

E’ nell’opera magna andata alle stampe nel 1570 con il titolo di “Gründtliche Beschreibung der Freyen Ritterliche und Adeliche Kunst des Fechtens” che Meyer delinea in modo definitivo il solco tra la Rappier e il Dusack, rendendola un’arma con vita propria a tutti gli effetti.

Sebbene lo stesso Meyer affermi nel primo manoscritto che il suo metodo di Spada da lato sia un insieme di più tradizioni agglomerate, in realtà la più evidente pare esser quella bolognese; paradossalmente anche più arcaica rispetto a quella dei felsinei a lui contemporanei, soprattutto per quanto riguarda i tagli e le guardie. Ma non è da escludersi anche la presenza di principi geometrici legati a La Verdadera Destreza di Jeronimo Sánchez de Carranza come è possibile intravedere in alcune tavole, in cui vengono esposti dei cerchi sui cui muovere i piedi di apperenza estremamente simile al Circulo Mayor e Circulo Menor del metodo spagnolo. Però, cosa singolare da tenere bene a mente, è che sebbene sia stampato postumo, il trattato del Carranza vedrà la luce ben 12 anni dopo a quello di Meyer, quasi a farci comprendere quanto Strasburgo fosse un fulcro importante di persone, idee e tradizioni.

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