FIORE DEI LIBERI

Il Magistro Fiore dei Liberi è attualmente il Maestro d’arme italiano più antico di cui abbiamo ereditato, grazie alla produzione di molti manoscritti, la sapienza marziale sull’uso della spada e delle restanti armi bianche in uso nell’Europa medievale .

 

Fiore Furlano dei Liberi de Cividale d’Austria fu un cavaliere, diplomatico e Maestro d’arme itinerante del tardo XIV° secolo. Nato nell’odierna Cividale del Friuli, una cittadina dell’allora Patriarcato di Aquileia, fu figlio di Benedetto, rampollo della Casata dei Liberi di Premariacco. Il termine Liberi potrebbe indicare che la sua famiglia ricevette il privilegio Imperiale di far parte dei “nobili liberi” (“Edelfrei”), inteso come quella classe cavalleresca di origine tedesca libera dai vincoli di servigio che formava nel Medioevo il livello più basso della nobiltà.

La classe dei cavalieri o dei militi, ultima in importanza nella fascia nobiliare, era distinta appunto in Liberi e Ministeriali. I primi, sì giuravano devozione al proprio signore, ma rientrava nel loro diritto possedere terreni e farli ereditare alla prole, sposarsi liberamente ed essere considerati uomini liberi dinnanzi la legge. Tutti diritti che un cavaliere ministeriale non possedeva.

 

Non deve stupire come, nella storia del cavalierato nel territorio del Sacro Romano Impero, i primi, col tempo, sparirono proprio per volere delle classi nobili più alte, famiglia reale Asburgo in primis, con la loro presa al potere nel 1282, dando forma successivamente a una classe di miliziani completamente devota ai propri signori. Probabile che questa progressiva privazione dei diritti nobiliari possa essere stata la causa che ha visto successivamente Fiore dei Liberi lasciare le terre legate alle amministrazioni germaniche e trasferirsi a Ferrara sotto la protezione di Niccolò III d’Este.

È ipotizzato da numerosi storici che sia Fiore dei Liberi che suo padre Benedetto dei Liberi potessero essere discendenti di Cristallo dei Liberi di Premariacco. Questi ottenne tale privilegio nel 1110 direttamente da Enrico IV, Imperatore del Sacro Romano. Ad affermarlo è lo storico Gian Giuseppe Liruti nel suo “Notizie delle vite ed opere scritte da’ letterati di Friuli” datato 1780:

 

“La qualità non ordinaria in Friuli della ragguardevolissima nobiltà della di lui famiglia che si chiamava de’ Liberi la riconosciamo stimabile molto, e singolare dal diploma, che ottenne Cristallo di lei antenato dall’Imperator Arrigo IV l’anno 1110 il 16 Maggio presso Verona, ch’io conservo tra i miei manoscritti. Dice in esso quel monarca, che a petizione di molti principi e prelati di sua Corte e per rimunerazione dei meriti distinti del suo fedele Cristallo, lo riceve co’ suoi discendenti immediatamente sotto il suo mundiburdio, podestà e protezione, cosicché nessun duca, marchese o conte o altra grande persona o picciola abbia podestà alcuna, o dominio sopra detto Cristallo, suoi consanguinei e discendenti, o sopra le cose da loro possesse di ogni qualità.

Ma sieno essi con quelle unicamente ed immediatamente soggetti allo stesso Imperatore, e successori suoi, godendo piena libertà delle cose sue, delle caccie delle pesche, e di tutto ciò che può essere di uso comune. Quindi io comprendo ch’egli non fosse in alcuna maniera soggetto al Patriarca d’Aquileia, allora Principe del Friuli; ed anzi che questo casato godesse in picciolo una spezie di sovranità, eguale a quella in temporale del Patriarca medesimo; qualità nobilissima, da me non osservata ancora in alcun’altra famiglia del Friuli.”

 

Nei suoi testi, Fiore dei Liberi afferma di aver avuto sin da giovane una naturale inclinazione all’arte del combattimento cominciando precocemente il suo addestramento abbinandolo all’arte della forgiatura; inoltre, essendo nato in un luogo territorialmente legato al Sacro Romano Impero, ebbe l’opportunità di studiare con innumerevoli maestri provenienti dalle terre italiche e tedesche, per poi intraprendere numerosi viaggi tra i vari Stati dell’Italia settentrionale.

 

Sfortunatamente, non tutti questi incontri risultarono amichevoli, entrando in contatto con molti falsi Maestri, privi di alcuna abilità tanto da non essere equiparabili alla pari di un bravo studente, citando il Magistro friulano stesso. Fiore menziona anche che, in ben cinque occasioni, fu costretto a duellare per difendere il suo onore contro alcune di queste losche figure, mossi per lo più dall’invidia, essendosi lui rifiutato di insegnar loro la propria arte.

Tutti i duelli furono combattuti in luoghi a lui estranei e senza il sostegno di alcuna persona cara, con spade a due mani affilate ed indossando solamente delle giubbe imbottite e dei guanti in pelle di camoscio. Fiore dei Liberi ne uscì sempre vittorioso senza subire alcuna ferita.

 

Ad ogni modo non tutti gli incontri e né tutti i viaggi furono esperienze negative, tanto da permettergli di entrare comunque in contatto con alcuni veri Maestri oltre che vari appartenenti alle sfere aristocratiche della sua terra e delle sue mete.

E’ lui stesso, nel prologo dei suoi manoscritti, ad ammettere che grazie alla sua ricchezza è potuto entrare in contatto con facoltosi praticanti d’arme:“E lo ditto Fiore sia imprese le ditte chose da molti magisteri tedeschi. E di molti italiani in piu province et in molte citade cum grandissima fatiga e cum grandi spese”. La dicitura precisa di alcuni Maestri appare solo nella versione in latino:“Et maxime a magistro Johane dicto suveno qui fuit scholaris magistri Nicholai de toblem mexinensis diocesis ”.

 

Nel 1381 ebbe inizio la Guerra di Successione di Aquileia per mano di una coalizione di nobili secolari della città di Udine e dintorni impegnati a rimuovere il nuovo Patriarca appena eletto, Philippe II d’Alençon. In questo contesto storico, Fiore risulta essere stato al fianco della nobiltà secolare udinese contro il Cardinale come trascritto in una nota del 1383, ricevendo da parte del gran consiglio il compito di controllare e gestire la manutenzione dell’artiglieria a difesa di Udine (balestre e catapulte incluse).

 

Ci sono anche documenti che lo vedono impegnato durante questo periodo come magistrato, ufficiale di pace, ed agente del gran consiglio durante il 1384, per poi non essere più menzionato in alcuna nota. La guerra continuò fino a che non fu scelto un nuovo Patriarca nel 1389, ottenendo così la pace, ma non è chiaro se Fiore rimase coinvolto per l’intera durata della guerra.

 

Nel 1384, infatti, viene menzionato cinque volte nei documenti del concilio, ragion per cui apparirebbe alquanto strana la sua estraneità nei cinque anni successivi, ma poiché la sua assenza dopo il Maggio del 1384 coincide con la proclamazione in Luglio dello stesso anno con la richiesta ad Udine da parte di Francesco da Carrara (lo stesso che rivedremo poco più avanti) di cessare le ostilità o altrimenti subire pesanti ripercussioni, quasi certamente Fiore lasciò Udine in quanto la sua presenza non era più di alcuna utilità.

 

Quindi, dopo la conclusione della guerra, probabile che Fiore dei Liberi si mise in viaggio per l’Italia settentrionale, insegnando ed addestrando vari uomini d’arme per i duelli.

Nel 1395, è impegnato a Padova con l’intento di addestrare il capitano e mercenario Galeazzo Gonzaga di Mantova per un duello da tenersi contro il maresciallo francese Jean II le Maingre (detto “Boucicaut”). Le motivazioni della sfida sono da ritrovarsi nello sfregio all’onore degli Italiani, definiti “codardi” per bocca del Boucicaut, fatto avvenuto nella corte reale di Francia.

Fu deciso di far svolgere il duello per il 15 Agosto dello stesso anno. Sia Francesco Novello da Carrara, Signore di Padova, e sia Francesco Gonzaga, Signore di Mantova, furono presenti come spettatori. Il duello sarebbe dovuto iniziare con le lance a cavallo, ma Boucicaut divenne impaziente e smontò immediatamente, attaccando Galeazzo prima che potesse salire in sella al proprio destriero.

 

La notizia dello scontro tra il Gonzaga e il leggendario Boucicaut, uomo famoso per essere in grado compiere le più mirabolanti gesta atletiche stando in armatura, ebbe una notevole portata “mediatica” persino tra le varie corti di Italia tanto da catturare, a quanto pare, l’interesse di oltre 10.000 spettatori presenti. I due si incontreranno nuovamente nel 1406 in un altro duello, questa volta riuscendo finalmente a combattere con le lance a cavallo.

Anche qui lo scontro sarà relativamente breve, e vedrà messer Galeazzo uscirne vincitore dopo esser riuscito a mettere a segno un colpo sulla visiera del francese. Il Boucicaut, ormai sconfitto, giurerà che non avrebbe mai più usato la visiera per l’elmo; scelta errata che pagherà con la prigionia da parte degli inglesi nella battaglia di Agincourt che avverrà anni dopo nel 1415.

 

Ritornando sui fatti della vita di Fiore dei Liberi, il nostro appare di nuovo a Pavia nel 1399, questa volta impegnato ad addestrare Giovannino da Baggio per un duello da svolgersi contro lo scudiero tedesco dal nome di Sirano. Il combattimento avvenne il 24 Giugno alla presenza di Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, così come della Duchessa e degli altri nobili. I termini del duello consisterono in tre combattimenti di lancia a cavallo seguiti da altri tre scontri a piedi impugnando azza, spada e daga. Iniziato il duello, il Baggio riuscì ad impalare il cavallo del Sirano colpendolo al petto, uccidendo così l’animale sul colpo ma perdendo allo stesso tempo la sua lancia. I due contendenti continuarono a combattere gli altri nove incontri come programmato, ma per via della resistenza delle loro armature, e dell’assenza di filo alle armi, entrambi i combattenti uscirono pressoché illesi dallo scontro.

 

Nello stesso anno Fiore dei Liberi è coinvolto, sempre indirettamente, in altri due duelli, l’ultimo tra il suo allievo Azzone di Castelbarco e l’avversario Giovanni degli Ordelaffi, ma dopo questo incontro le attività di Fiore appaiono incerte. Basandoci sulle alleanze dei nobili a cui il Maestro friulano diede i propri insegnamenti lungo gli anni del 1390, pare che Fiore potesse essere associato alla corte ducale di Milano nell’ultimo periodo della sua carriera.

 

Nei primi anni del 1400, Fiore comincia a comporre dei trattati di scherma in latino ed in italiano intitolati con vari nomi, tra cui un altro Fior di Battaglia ed un Flos Duellatorum. Quest’ultima trascrizione consiste nella versione più breve ed è datata 1409. Qui Fiore afferma che è il frutto di un arduo lavoro durato ben sei mesi; come l’evidenza suggerisce, almeno due versioni più lunghe furono composte qualche tempo prima, potendo così assumere che Fiore trascorse tantissimo del suo tempo nella scrittura durante questa decade.